Malerbe nei cereali: i vantaggi della gestione integrata

Rotazioni agronomiche, diserbi chimici e interventi meccanici: strategie integrate per il controllo delle infestanti, anche quando resistenti o difficili

Di norma, la pratica dei diserbi apre i programmi di difesa dei cereali autunno-vernini. Già prima della semina, o immediatamente dopo, è infatti possibile condizionare la flora spontanea minimizzandone la competizione con la coltura. Ogni area cerealicola italiana ha peraltro una composizione diversa, in tutto o in parte, quanto a popolazioni presenti, poiché le specie infestanti sono influenzate da clima, terreno, rotazioni e pratiche agronomiche locali.

Infestante papavero nei cereali

Sebbene vi siano specie ubiquitarie come Papavero e Veronica, ve ne sono altre che si riscontrano prevalentemente in alcuni territori specifici. Per esempio, l’Attaccamani (Galium aparine) è più diffuso nelle regioni settentrionali e lungo le coste adriatiche. Fra le graminacee, Fienarola (Poa spp.) e Coda di Volpe (Alopecurus myosuroides) sono presenti soprattutto nel nord Italia, mentre Avena e Falaride sono più frequenti al Centro-Sud. Il Loietto (Lolium spp.) è invece diffuso praticamente in ogni regione cerealicola italiana, sebbene con presenze variabili.

Contrasto alle malerbe: obiettivo chiave per i cerealicoltori

Trascurare il contrasto alle infestanti va a scapito delle disponibilità di acqua e nutrienti, aggravando i costi gestionali e limitando le potenzialità produttive dei cereali. Nei casi più gravi, la flora spontanea può complicare persino l’opera delle mietitrebbia, specialmente a fronte di infestazioni significative di Galium aparine.

gestione integrata delle infestanti sui cereali

Dopo alcuni decenni in cui il controllo delle malerbe è stato delegato per lo più agli interventi di post-emergenza di fine inverno, una serie di crescenti difficoltà ha stimolato la rivalutazione degli interventi autunnali, anche perché questi possono essere effettuati con sostanze attive dai meccanismi d’azione completamente diversi da quelle dei post-emergenza classica.

Per tali ragioni la gestione della flora spontanea ha assunto nel tempo un carattere sempre più integrato, pianificando diserbi sia in autunno sia a fine inverno, abbinati a pratiche agronomiche utili a contrastare le popolazioni infestanti. Integrazione, questa, che diviene ancor più strategica quando si manifestino fenomeni di resistenza nei confronti degli erbicidi comunemente impiegati.

Il fenomeno delle resistenze

gestione integrata delle infestanti sui cereali

La ridotta disponibilità di colture idonee alle rotazioni agronomiche ha spesso favorito la monocoltura dei cereali. A ciò si è aggiunto l’uso reiterato di erbicidi appartenenti alle medesime famiglie chimiche, offrendo quindi un limitato ventaglio di meccanismi di azione. Nel tempo si sono quindi sviluppate diverse popolazioni resistenti a specifici erbicidi e loro famiglie chimiche. Fra le dicotiledoni, per esempio, si registrano casi di resistenza nel Papavero e nella Senape, mentre fra le foglie strette sono stati registrati fenomeni di resistenza in Avene, Coda di Volpe, Falaridi e Loietti.

Le sostanze attive interessate al fenomeno sono essenzialmente appartenenti agli ALS inibitori, come le solfoniluree, e agli ACCase, graminicidi che inibiscono la sintesi dell’enzima acetil-CoA carbossilasi. Talvolta queste resistenze si presentano abbinate fra loro, complicando ulteriormente le strategie di diserbo. Infine, alle resistenze ad ALS e ACCase si aggiunge la resistenza a un erbicida dall’uso consolidato come il 2,4-D, auxina sintetica ad azione squisitamente dicotiledonicida.

Come affrontare le resistenze agli erbicidi

gestione integrata delle infestanti sui cereali

Le pratiche agronomiche da seguire per contrastare le resistenze sono molteplici. Le rotazioni di lungo periodo, per esempio, permettono di alternare ai cereali autunno-vernini alcune colture a ciclo biologico differente come erba medica, mais, soia, colza, girasole, barbabietola da zucchero e pomodoro da industria. Colture peraltro quasi tutte sarchiabili. Ogni areale cerealicolo ha però specifici limiti di scelta, poiché non tutte le colture da rotazione sopra menzionate possono essere adottate ovunque.

Ciò nonostante, le rotazioni permettono di operare con tempi differenti per quanto riguarda lavorazioni del terreno, semina e trattamenti fitosanitari. Questi ultimi possono inoltre essere effettuati con sostanze attive altrimenti fitotossiche per i cereali a paglia, apportando così meccanismi di azione complementari rispetto a quelli che di norma caratterizzano i diserbi delle colture autunno-vernine.

Anche le lavorazioni meccaniche risultano consigliabili in tal senso, ma non tutte aiutano allo stesso modo nel contenimento delle infestanti resistenti. Per esempio, le arature profonde sono poco utili nei confronti di Papavero e Senape, poiché i loro semi possono sopravvivere nel terreno sino a 10 e 35 anni rispettivamente. Al contrario, le arature possono apportare vantaggi nel controllo delle popolazioni di Avena, Alopecuro e Falaridi, specialmente se seguite per 2-4 anni da lavorazioni superficiali.

Azioni dirette contro le infestanti, indipendentemente se resistenti o meno, sono poi strigliature e sarchiature di fine inverno/ inizio primavera. Nel primo caso è la flessibilità degli steli dei cereali a permettere loro di meglio sopportare, rispetto alle malerbe, il passaggio dei denti metallici degli strigliatori. Un vantaggio che si apprezza particolarmente nei confronti delle infestanti a foglia larga, più sensibili del grano rispetto alle strigliature. A oggi il mercato propone inoltre attrezzature per le lavorazioni interfila dei cereali a paglia, operando tramite ruote stellate di gomma o di metallo montate su bracci oscillanti.

La combinazione di rotazioni, diserbi chimici e lavorazioni meccaniche permette quindi di gestire razionalmente la flora spontanea che infesta i cereali autunno-vernini, permettendo loro di esprimere il meglio del proprio potenziale produttivo.

La gamma Diachem per i cereali autunno-vernini

i prodotti Diachem per la gestione integrata delle infestanti sui cereali

Nel catalogo di Diachem trovano luogo soluzioni erbicide che fanno della flessibilità di impiego uno dei principali punti di forza. Soluzioni a una, due o tre vie possono infatti essere impiegate nelle diverse miscele erbicide di post-emergenza, da comporre in funzione della specifica popolazione spontanea presente in campo. Per le loro peculiarità tecniche, gli erbicidi della gamma Diachem permettono quindi di integrare al meglio ogni altra pratica agronomica di contenimento della flora infestante, sia chimica, sia meccanica.

  • Kinvara ME: soluzione a tre vie a base di MCPA (Sale), fluroxipir e clopiralid. Specialista contro le infestanti dicotiledoni, rappresenta un riferimento tecnico consolidato nei diserbi di post-emergenza classica.
  • Lestra e Meltus 20 WG: dicotiledonicidi contenenti rispettivamente tribenuron metile e metsulfuron-metile, soluzioni tecniche che si prestano alla composizione di miscele estemporanee da realizzare in funzione della flora spontanea presente.
  • Malerbane Deluxe: dicotiledonicida a base di 2,4-D (sale), si qualifica autentico jolly nell’ampliare ulteriormente lo spettro d’azione sulle popolazioni a foglia larga. A Malerbane Deluxe si aggiunge Metambane che a 2,4-D affianca dicamba, sostanza attiva specialista contro le infestanti dicotiledoni difficili.
  • Mistral e Tidex: rispettivamente a base di MCPA (Sale) e fluroxipir si prestano anch’essi alla composizione di specifiche ricette erbicide, dando la massima flessibilità di scelta a tecnici e agricoltori.
  • Krypton: soluzione a base di glifosate ideale per i diserbi di pre-semina, utili specialmente quando si seguano pratiche di semina su sodo.

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Riferimenti:

Donatello Sandroni, divulgatore scientifico

Donatello Sandroni

Giornalista, scrittore, divulgatore scientifico

Donatello Sandroni

Giornalista, scrittore, divulgatore scientifico

Sono specializzato in ecotossicologia e scrivo di agricoltura e di chimica agraria

Diachem

IN SINTESI

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La flora spontanea compete con le colture per spazi, acqua e nutrienti. Si stima che a causa di ciò si possano registrare cali di resa fino al 30% in caso le malerbe non vengano adeguatamente controllate. Inoltre, alcune di esse, come Galium aparine, ostacolano la raccolta con le mietitrebbia a causa della complessa conformazione di foglie e steli.

I cereali autunno-vernini, come frumento, orzo, segale e triticale, soffrono della competizione di molteplici malerbe. Fra le dicotiledoni sono soprattutto Papavero (Papaver rhoeas), Veronica (Veronica hederifolia), Attaccamani (Galium aparine) e Chenopodi (Chenopodium album). Mentre fra le infestanti graminacee si rinvengono in special modo Fienarola (Poa spp.), Coda di Volpe (Alopecurus myosuroides), Avena (Avena spp.), Falaride (Phalaris spp.) e Loietto (Lolium spp.). Meno diffuso il Forasacco (Bromus spp.), ma comunque presente in molti areali cerealicoli.

Le strategie più razionali prevedono l’integrazione di pratiche agronomiche, fitosanitarie e meccaniche. Fra le prime risultano utili le rotazioni con colture diverse dai cereali. Gli erbicidi restano comunque indispensabili e possono essere applicati in autunno (pre-emergenza o post-precoce), oppure a fine inverno (post-emergenza classica). Arature, strigliature e sarchiature degli interfila integrano l’azione degli erbicidi favorendo il controllo complessivo delle infestanti.

Ogni applicazione di agrofarmaci implica il rispetto fedele delle indicazioni riportate nell’etichetta autorizzata per il commercio e l’impiego. L’osservanza di queste regole va a favore della sicurezza di operatori e ambiente.

L’uso continuativo di specifici erbicidi facilita la diffusione di popolazioni resistenti che non sono quindi più controllate da quelle sostanze attive. Ciò può avvenire per esempio a seguito di una mutazione del sito d’azione dell’erbicida: mutando il sito la molecola non riesce più a inibire quello specifico processo biochimico.

Rotazioni colturali, alternanza di meccanismi di azione differenti e integrazione con diserbi meccanici possono contrastare il fenomeno delle resistenze. Inoltre, l’accurata pulizia delle macchine agricole riduce il rischio di trasportare da un campo all’altro i semi di infestanti divenute resistenti.