L’Unione Europea apre alle TEA/NGT, sia pure distinguendo tra NGT1 e NGT2 e imponendo regole differenziate di etichettatura e tracciabilità. Quali i riflessi sulla competitività dell’agricoltura europea?
Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento sulle NGT, New Genomic Technique, in Italia denominate TEA – Tecniche di Evoluzione Assistita, aprendo una fase del tutto nuova per il miglioramento genetico delle piante in Europa.
La decisione segna un cambio di paradigma atteso da anni: per la prima volta l’Unione Europea distingue in modo strutturato tra modifiche genetiche limitate, che producono varietà assimilabili a quelle convenzionali, e interventi più complessi, i cui prodotti restano invece soggetti alla disciplina più rigorosa applicata agli OGM, Organismi Geneticamente Modificati.
La portata del provvedimento va oltre il perimetro tecnico e riguarda la capacità dell’agricoltura europea di affrontare:
Riguarda anche il rapporto tra innovazione, proprietà intellettuale, libertà di scelta degli agricoltori e tenuta delle filiere, in un momento in cui la competitività del settore primario è diventata una variabile strategica.
Per capire il significato politico e agricolo del nuovo voto europeo sulle Tea bisogna tornare alla lunga stagione degli Ogm.
Per oltre vent’anni, l’Unione europea ha regolato l’innovazione genetica in agricoltura attraverso un impianto legislativo costruito all’inizio degli anni Duemila, quando il dibattito era dominato soprattutto dalla transgenesi, cioè dall’inserimento di geni provenienti da specie diverse. Quell’approccio, fondato sul principio di precauzione e su procedure autorizzative molto rigide, ha finito però per ricomprendere anche tecniche più recenti e mirate, come genome editing, mutagenesi mirata e cisgenesi.
La svolta è arrivata dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue del 2018, che ha assimilato le nuove tecniche di mutagenesi agli Ogm, aprendo un problema pratico e politico: come trattare innovazioni capaci di produrre modifiche indistinguibili da quelle ottenibili in natura o con il miglioramento genetico tradizionale? Da questa tensione nasce il percorso che ha portato alle nuove tecniche genomiche, in Italia note come Tea, e alla scelta europea di aggiornare le regole distinguendo tra interventi genetici limitati e modificazioni più complesse.
Le Tecniche di Evoluzione Assistita sono strumenti di miglioramento genetico che agiscono sul Dna della pianta in modo preciso e mirato. A differenza degli OGM tradizionali, non introducono negli organismi da “migliorare” geni provenienti da specie geneticamente lontane (e quindi non compatibili dal punto di vista riproduttivo), ma modificano il patrimonio genetico già presente nella pianta per ottenere caratteri utili come resistenza alle malattie, tolleranza alla siccità, maggiore efficienza d’uso delle risorse, maggiore produttività, maggiore qualità delle produzioni…
Questa differenza è sostanziale, perché colloca le TEA in un’area intermedia tra selezione convenzionale e ingegneria genetica classica. La nuova normativa europea prende atto proprio di questo salto concettuale: non conta soltanto la tecnica usata, ma il risultato finale ottenuto sulla pianta. È un’impostazione più moderna, che prova a separare il rischio reale dalla sola etichetta metodologica.
Anche per le TEA, così come per molti altri temi “caldi” che riguardano l’agricoltura, possiamo dire “Noi ve ne avevamo già parlato”. Per approfondire l’argomento con particolari in più, leggi l’articolo del nostro Gaia Blog di marzo 2023 che trovi in fondo a questa pagina e ascolta la puntata del nostro podcast Fatti di terra che trovi qui sotto, nel quale Gabriella De Lorenzis dell’Università di Milano racconta in maniera dettagliata cosa sono le TEA e che importanza hanno per l’agricoltura di oggi e di domani.
La nuova normativa introduce una distinzione netta tra NGT-1 e NGT-2.
Le NGT-1 comprendono le piante con un numero e un tipo limitato di modifiche genetiche, modifiche che potrebbero essere ottenute anche con tecniche di selezione tradizionale (ma in tempi molto più lunghi). Per questa categoria è previsto un trattamento sostanzialmente equivalente a quello delle varietà convenzionali.
Le NGT-2, invece, includono le piante che presentano modificazioni più ampie o più complesse. Per queste rimane in vigore il regime più severo riservato agli OGM: valutazione del rischio, autorizzazione preventiva e obblighi più stringenti di controllo.
Il cuore del compromesso europeo sta qui: semplificare per gli interventi più leggeri, mantenere il presidio normativo per quelli più profondi.
Questa scelta ha un effetto immediato sul piano operativo. I breeder potranno lavorare con un quadro più leggibile, almeno per una parte delle innovazioni ottenute con genome editing o cisgenesi. Per la ricerca pubblica, soprattutto nei settori più colpiti da stress ambientali e malattie, si apre una finestra concreta di trasferimento dal laboratorio al campo.
L’impatto potenziale sulle colture è notevole. Le TEA consentono di sviluppare varietà più resistenti ai parassiti, alle fitopatie e agli stress climatici, con un possibile effetto sulla stabilità produttiva e sulla riduzione degli input chimici. In un contesto segnato da siccità ricorrenti, nuove pressioni fitosanitarie e volatilità dei mercati, questa possibilità assume un valore strategico.
Per l’agricoltura italiana il tema è particolarmente sensibile. Il Paese ha già avviato sperimentazioni su alcune colture, tra cui riso, pomodoro e vite, e il nuovo quadro normativo potrebbe accelerare il passaggio da progetti sperimentali a programmi di miglioramento più strutturati.
Uno dei nodi più delicati del regolamento riguarda il rapporto con il biologico. Le piante ottenute tramite TEA non potranno essere impiegate nella produzione biologica, mantenendo una separazione chiara tra i diversi modelli produttivi. Allo stesso tempo, viene riconosciuto che la presenza accidentale e non intenzionale di NGT-1 non deve trasformarsi automaticamente in una sanzione per gli operatori del bio.
Questa è una precisazione importante, perché evita di creare un conflitto permanente tra filiere. Il rischio di contaminazioni involontarie esiste in qualunque sistema agricolo complesso; la norma prova a governarlo con criteri di proporzionalità.
Sul piano della tracciabilità, l’UE mantiene un impianto differenziato:
La questione della proprietà intellettuale è forse il capitolo più controverso.
Il nuovo regolamento consente la brevettabilità di alcune piante ottenute con TEA, ma introduce tutele per evitare che il mercato venga concentrato nelle mani di pochi attori. L’obiettivo dichiarato è duplice: proteggere gli investimenti in ricerca e, allo stesso tempo, garantire agli agricoltori l’accesso ai materiali ottenuti con NGT a prezzi sostenibili.
Questo passaggio è cruciale per il futuro delle filiere. Se la protezione brevettuale diventa troppo forte, il rischio è quello di comprimere la libertà di utilizzo da parte degli agricoltori e di aumentare la dipendenza da pochi fornitori. Se è troppo debole, la ricerca privata perde incentivi. Il compromesso europeo cerca una via di mezzo, con regole più precise per evitare abusi e con un codice di condotta specifico per le industrie sementiere.
La decisione del Parlamento europeo sulle TEA rappresenta una svolta culturale. Dopo anni di prudenza estrema, il legislatore europeo prova a costruire un quadro più aderente all’evoluzione della scienza e alle esigenze reali delle imprese agricole. Il messaggio che arriva da Strasburgo è chiaro: l’innovazione genetica non viene più giudicata solo per la sua etichetta, ma per il profilo concreto del prodotto ottenuto.
Questo cambio di impostazione interessa anche la posizione dell’Europa nel confronto internazionale. In altri grandi sistemi agricoli, le tecnologie di editing genomico sono già più integrate nei processi di ricerca e sviluppo. L’Unione, invece, ha a lungo mantenuto un approccio molto restrittivo, con il rischio di rallentare la competitività delle proprie filiere. Con il nuovo regolamento si prova a colmare almeno parte di questo divario.
Redazione Diachem
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14 Mar | Gaia Blog
Tutto ciò che è necessario sapere sulla nuova normativa europea sulle TEA.
Il Parlamento europeo distingue tra NGT-1, assimilabili alle varietà tradizionali, e NGT-2, ancora soggette alle regole, più severe e restrittive, previste per gli OGM.
Perché possono aiutare le colture ad affrontare stress climatici, parassiti, fitopatie, scarsità idrica e aumento dei costi di produzione.
Gli OGM tradizionali introducono geni da specie geneticamente lontane, mentre le TEA modificano in modo mirato il patrimonio genetico già presente nella pianta.
No, le piante ottenute tramite TEA non potranno essere impiegate nella produzione biologica, pur evitando sanzioni automatiche per presenze accidentali di NGT-1 in prodotti da agricoltura biologica.
Riso, pomodoro e vite sono colture già interessate da sperimentazioni e potenzialmente favorite dal nuovo quadro normativo europeo.
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