La mosca dell’olivo (Bactrocera oleae): biologia e strategie di controllo

La Mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), dittero della famiglia dei Dacinae, rappresenta la minaccia più critica per l’olivicoltura mediterranea. Le sue larve carpofaghe scavano gallerie all’interno della polpa delle drupe, causando danni irreversibili alla produzione e degradando le proprietà qualitative dell’olio.

Essendo ormai molto diffusa è necessaria una buona organizzazione del territorio attraverso:

  • Monitoraggio 
  • Sistemi integrati

È fondamentale inoltre  la conoscenza di tutti questi fattori:

  • Comportamento bio-etologico
  • Fattori abiotici come fattori climatici, agronomici
  • Fattori biotici come l’entomofauna naturale utile
  • Aspetti agronomici e fisiologici della pianta
mosca-olearia

Il comportamento di ovideposizione della mosca dell’olivo

Le prime ovideposizioni, che si verificano solitamente nel mese di luglio, interessano in genere singole drupe.
Le femmine sono infatti in grado di distinguere i frutti sani da quelli già attaccati grazie a un complesso sistema di segnali chimici.

Attraverso il cosiddetto “bacio della ferita”, la femmina assume e rigurgita il succo fuoriuscito dalla puntura, distribuendolo sulla superficie dell’oliva; questa sostanza svolge un’azione deterrente, scoraggiando ulteriori ovideposizioni sullo stesso frutto da parte di altre femmine.

Influenza dei fattori climatici sullo sviluppo delle infestazioni

L’andamento climatico rappresenta il principale fattore limitante per la sopravvivenza e la proliferazione della Bactrocera oleae. Le dinamiche di popolazione del fitofago sono strettamente condizionate dalle temperature e dai tassi di umidità.

Fattori

  • Stress Termico Estivo: Durante i periodi estivi, temperature costantemente superiori ai 35 °C associate a bassi valori di umidità relativa provocano un arresto naturale delle infestazioni.
  • Limitazioni Invernali: Anche il freddo agisce come regolatore demografico. Secondo gli studi di Petacchi et al. (2014), le basse temperature invernali condizionano sensibilmente la vitalità delle generazioni successive, riducendone l’entità.

Soglie termiche di riferimento

Per un monitoraggio efficace, è fondamentale considerare i seguenti parametri biologici:

  • Arresto dello sviluppo: Con temperature inferiori ai 6 °C o superiori ai 35 °C, lo sviluppo delle uova e degli altri stadi biologici si interrompe.
  • Ripresa dell’attività:
    • 13-14 °C: Si osserva l’inizio dell’attività di volo degli adulti.
    • Oltre i 15 °C: Gli adulti entrano in fase di piena attività, dedicandosi alla ricerca di nutrimento e agli accoppiamenti.

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Nelle strategie di difesa integrata, solitamente si interviene quando l’infestazione attiva (uova e larve di prima e seconda età) raggiunge il 2-5% sulle olive da olio o l’1-2% sulle olive da mensa. Per monitorare correttamente la popolazione, è indispensabile l’uso di trappole cromotropiche (gialle) o a feromoni per il conteggio degli adulti, abbinato al campionamento visivo dei frutti.

Il danno non è solo quantitativo (caduta delle olive), ma soprattutto qualitativo. Le gallerie scavate dalle larve espongono la polpa all’aria, favorendo l’ossidazione e lo sviluppo di funghi e batteri. L’olio che se ne ricava presenta un’acidità elevata, un numero di perossidi alto e difetti organolettici (sentore di muffa o riscaldo), perdendo la classificazione di “Extravergine”.