Il ruolo della concimazione e della protezione da avversità chiave come elateridi e alternaria
La patata (Solanum tuberosum L.) è una specie di origine americana e rappresenta una delle principali colture tuberose di interesse agronomico a livello globale: è il prodotto ortofrutticolo non cereale numero uno nel mondo, al quarto posto tra gli alimenti agricoli più coltivati sul pianeta dopo mais, riso e frumento. Questo grazie alla sua sostanziale adattabilità a condizioni pedoclimatiche diverse e al suo valore nutrizionale ed energetico.
In Italia mantiene una rilevanza concreta sia nel comparto del consumo fresco sia nelle filiere della trasformazione, nonostante il calo delle superfici coltivate registrato negli ultimi anni.
La coltivazione della patata in Italia presenta una distribuzione territoriale ampia, con aree vocate in regioni come (citate in ordine decrescente di superfici) Campania, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lazio, Puglia, Calabria, Sardegna e Toscana.
Come già accennato, la superficie destinata a questa coltura nel nostro Paese ha subito una forte contrazione, sia pure con oscillazioni da un’annata all’altra. Se negli anni Cinquanta del secolo scorso ammontava a circa 400.000 ettari, nel 2025 è stata di poco inferiore ai 50.000 ettari. Il ridimensionamento della pataticoltura italiana degli ultimi anni è legata sia a dinamiche di mercato (concorrenza da parte di altri Paesi produttori) sia a fattori colturali: in particolare, al cambiamento climatico e alle difficoltà di contenimento di alcuni parassiti, come gli Elateridi e la Dorifora, e di alcune malattie, come la Peronospora e l’Alternariosi.
Il panorama varietale e produttivo è eterogeneo e riflette la coesistenza di produzioni di patate novelle o precoci e patate a raccolta più tardiva, patate da mensa e per la trasformazione industriale, patate comuni e a forte identità territoriale (produzioni Dop e Igp).
Il calendario di raccolta è ampio, con la patata primaticcia seminata d’inverno e raccolta da febbraio a giugno, quella comune seminata da febbraio in poi e raccolta da giugno a ottobre, infine la patata bisestile, con semina ad agosto-settembre e raccolta da dicembre a febbraio-marzo.
Tra le varietà commerciali da fresco più diffuse si ricordano Agata, Monlisa, Primura, Marabel, Agria, Désirée e Sieglinde (a pasta gialla) e Kennebec (a pasta bianca). Il colore della buccia può variare dal marrone (il più diffuso) al rosso e al giallo.
La domanda di mercato distingue in modo netto il prodotto destinato al consumo fresco, che richiede regolarità estetica e conservabilità, da quello destinato all’industria, dove assumono maggiore peso la sostanza secca, il contenuto di zuccheri riduttori e il comportamento in frittura o trasformazione.
Dal punto di vista botanico, la patata è una Solanacea coltivata per il suo tubero, che costituisce un organo di riserva derivato dall’ingrossamento di porzioni dello stolone. Questa caratteristica spiega perché la specie sia particolarmente sensibile alle condizioni fisiche del terreno, agli squilibri idrici e alle alterazioni fisiologiche che interferiscono con la tuberizzazione e con l’accumulo di sostanza secca.
La patata esprime appieno il proprio potenziale in ambienti temperati, con temperature moderate durante l’emergenza, l’accrescimento vegetativo e soprattutto la fase di tuberizzazione. Gli stress termici intensi riducono l’efficienza fotosintetica, alterano la ripartizione degli assimilati e possono diminuire numero e peso dei tuberi, mentre il freddo rallenta l’emergenza e rende più disomogeneo il ciclo.
Sotto il profilo pedologico, la coltura preferisce terreni profondi, sciolti o di medio impasto, ben strutturati e con drenaggio efficace. Suoli compatti o soggetti a ristagno ostacolano l’espansione dei tuberi, favoriscono deformazioni, aumentano il rischio di asfissia radicale e amplificano l’incidenza di diverse fitopatie del terreno.
La disponibilità idrica deve essere costante, soprattutto fra inizio tuberizzazione e ingrossamento dei tuberi. Il deficit idrico in queste fasi riduce la pezzatura commerciale e accentua le irregolarità morfologiche, mentre sbalzi repentini nell’umidità del terreno possono peggiorare la qualità finale della produzione e la sua idoneità alla conservazione.
Nel formulare la strategia di concimazione della patata occorre tenere in considerazione che si tratta di una coltura piuttosto esigente in termini di elementi nutritivi.
L’azoto ha un ruolo fondamentale soprattutto nelle prime fasi di sviluppo della pianta perché favorisce la produzione di un apparato fotosintetico efficiente, ma sono assolutamente da evitare gli eccessi di questo elemento nelle fasi successive, poiché prolungano il vigore vegetativo, ritardano la maturazione e possono ridurre la qualità del tubero.
Il fosforo ha un ruolo di primaria importanza sia nello sviluppo iniziale dell’apparato radicale, sia nel successivo sviluppo del tubero e nella sua maturazione.
Il potassio riveste un ruolo centrale nella regolazione osmotica, nel trasporto degli assimilati e nell’accumulo di amido, risultando determinante per la qualità merceologica e industriale, come la sostanza secca. Anche calcio, magnesio, zolfo e microelementi contribuiscono in modo sostanziale all’efficienza fisiologica della coltura, specie in terreni poveri o in annate con forte pressione abiotica, dove il mantenimento dell’integrità fogliare e radicale condiziona direttamente la continuità della tuberizzazione.
Nei contesti irrigui, la fertirrigazione consente una migliore modulazione degli apporti, riducendo gli eccessi e adattando la nutrizione alle reali esigenze delle diverse fasi fenologiche.
Fra le avversità della patata, la peronospora resta la più temibile per rapidità di diffusione e capacità distruttiva. I sintomi fogliari iniziano con lesioni da verde pallido a bruno scuro, spesso idropiche, che evolvono rapidamente in necrosi; in condizioni umide può comparire sulla pagina inferiore una sporulazione biancastra, mentre sui tuberi si osservano aree depresse e brunastre della polpa, associate a marciumi secondari.
L’alternaria si manifesta, invece, con macchie necrotiche sulle foglie caratterizzate da anelli concentrici ben visibili, il classico aspetto “a bersaglio”. I sintomi compaiono più facilmente su piante indebolite da stress idrici e/o squilibri nutrizionali; nei casi più gravi le foglie disseccano progressivamente e l’apparato fotosintetico perde efficienza.
La rizoctonia interessa soprattutto germogli, stoloni, colletto e tuberi. In campo può determinare emergenza irregolare, piante deboli e lesioni necrotiche a livello basale; sui tuberi i sintomi più tipici sono le incrostazioni scure sulla buccia, spesso confuse con particelle di terreno, ma in realtà costituite da sclerozi del fungo.
La scabbia comune si riconosce per la comparsa di lesioni suberose, superficiali o infossate, sulla buccia del tubero. Pur non causando in genere gravi marciumi interni, deprezza fortemente il prodotto sotto il profilo commerciale, specialmente per il mercato del fresco, perché altera l’aspetto esterno e riduce l’uniformità della partita.
Le virosi trasmesse da afidi si esprimono con sintomi variabili, fra cui mosaici fogliari, arricciamenti, clorosi, nanismo e riduzione generale del vigore. La gravità dipende dal virus coinvolto, dalla fase d’infezione e dalla sensibilità varietale.
Gli elateridi provocano danni tipici ai tuberi sotto forma di fori rotondeggianti e gallerie, che deprezzano il raccolto e favoriscono l’ingresso di microrganismi saprofiti. Il danno è particolarmente critico nei terreni con elevata presenza storica del parassita e nelle monosuccessioni.
La dorifora provoca soprattutto danni fogliari: adulti e larve rosicchiano le foglie fino a lasciarle completamente scheletrizzate o defogliate. L’infestazione può indebolire molto la pianta e ridurre la produzione di tuberi, che restano più piccoli e numericamente inferiori.
Gli afidi sono importanti non solo per il danno diretto da suzione, ma anche per il ruolo di vettori di virus. Le infestazioni possono causare foglie deformate, accartocciate o decolorate, con produzione di melata e conseguente sviluppo di fumaggini.
Le avversità abiotiche assumono oggi un peso crescente nella pataticoltura professionale. La siccità riduce l’accrescimento fogliare, anticipa la senescenza e abbassa numero e peso dei tuberi; il caldo eccessivo interferisce con la tuberizzazione e peggiora la qualità commerciale; i ristagni determinano asfissia radicale e aumentano la predisposizione a patologie del suolo.
Anche gli stress termici e idrici moderati, se ripetuti, possono lasciare effetti visibili: chioma meno espansa, riduzione della crescita, pezzature irregolari e maggiore incidenza di tuberi non commerciali.
In questo quadro, l’applicazione di biostimolanti, sia microbici che non microbici, può essere utile come supporto tecnico, soprattutto nella gestione dello stress idrico e nel mantenimento dell’attività fisiologica durante le fasi più sensibili del ciclo.
La qualità dei tuberi dipende innanzitutto dall’impiego di tuberi-seme sani e certificati, dalla preparazione accurata del letto di semina e dalla regolarità dell’emergenza. Una coltura che parte in modo uniforme mostra maggiore capacità di intercettare la luce, migliore distribuzione dei tuberi lungo il profilo rincalzato e più elevata omogeneità alla raccolta.
La rincalzatura mantiene i tuberi protetti dalla luce, riduce il rischio di inverdimento e favorisce un ambiente di sviluppo più stabile. Fondamentali anche la gestione delle infestanti (come il cippero) e la rotazione colturale, che rimane uno dei cardini tecnici per limitare l’accumulo di inoculi di patogeni e la pressione di parassiti terricoli.
Per una patata di qualità servono soprattutto quattro condizioni: sanità della pianta, equilibrio vegeto-produttivo, continuità idrica e nutrizione coerente con il potenziale varietale. Quando uno di questi fattori viene meno, aumentano i difetti di pezzatura, le irregolarità morfologiche e la suscettibilità a fisiopatie e marciumi.
Redazione Diachem
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Tutto ciò che è necessario sapere su come coltivare una patata di qualità.
Sanità della pianta, equilibrio vegeto-produttivo, continuità idrica e nutrizione coerente con il potenziale varietale.
La patata rende meglio in terreni profondi, sciolti, ben drenati e con disponibilità idrica costante, soprattutto durante la tuberizzazione.
I tre macroelementi azoto, fosforo e potassio, ma anche calcio, magnesio, zolfo e microelementi contribuiscono alla qualità e alla regolarità della produzione.
Tra le più diffuse e dannose ci sono peronospora, alternaria, rizoctonia, scabbia comune e virosi trasmesse da afidi.
I più temibili sono gli elateridi, che colpiscono i tuberi con gallerie e fori, la dorifora, che defoglia la pianta, e gli afidi, importanti anche come vettori di virus.
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