Chiamato spesso “oro rosso”, il pomodoro è per l’Italia una coltura di importanza basilare, sia nella versione da mensa sia in quella destinata alla trasformazione industriale
A volte guardiamo le cose da una sola prospettiva e così facendo perdiamo il focus. Pertanto, può accadere che di uno specifico tema abbiamo una visione parziale e non del tutto corrispondente alla realtà.
Il pomodoro da industria Made in Italy, per esempio, è un tema sul quale noi italiani – a meno che non siamo addetti ai lavori – siamo tra i primi a essere poco informati. Per esempio, forse non tutti sanno che l’Italia è il secondo / il terzo produttore al mondo di pomodoro da industria, contendendosi di anno in anno la posizione in classifica con la Cina in dipendenza dall’andamento meteorologico, e venendo comunque sempre dopo gli Usa, California in particolare.
Il pomodoro da industria italiano “ha numeri”. Sono poco meno di 80.000 gli ettari dedicati a questa coltura nel nostro Paese, dislocati in due principali areali geografici:
E in termini di produzioni? Sono circa 5 milioni e mezzo le tonnellate di pomodoro da industria prodotte annualmente dall’Italia, che ne fanno il produttore primo in classifica tra i Paesi europei.
Ma i primati non finiscono qui: l’Italia è anche il primo esportatore in valore, a livello mondiale, di prodotti di trasformazione del pomodoro da industria, come pelati, polpe, sughi e concentrati.
Il prodotto italiano si distingue infatti per l’ampia gamma di derivati e l’alta qualità della materia prima, con un contenuto in solidi solubili spesso superiore alla media internazionale. Qualità che non è solo industriale ma anche nutrizionale, in virtù della diffusa adesione dei produttori a disciplinari di produzione integrata volontari. Come molte altre colture in Italia, inoltre, anche il pomodoro da industria vede crescere l’incidenza della produzione biologica, che nel bacino del Nord Italia sfiora il 10% della superficie totale.
Per essere apprezzato dall’industria di trasformazione, il pomodoro deve presentare caratteri qualitativi specifici, tra cui spiccano l’adeguato contenuto in zuccheri, un pH intorno a 4.5 e il colore rosso intenso. Importanti sono inoltre la sanità del frutto e la sua consistenza, quest’ultima indispensabile per evitare spacchi nel corso della raccolta meccanizzata.
In Italia la filiera del pomodoro da industria coinvolge migliaia di aziende agricole, numerosi stabilimenti di trasformazione e un importante indotto industriale e logistico.
Un elevato grado di specializzazione contraddistingue soprattutto il Bacino del Nord Italia, dove le organizzazioni interprofessionali sono protagoniste e i contratti di filiera aiutano a gestire con razionalità le produzioni, regolando superfici, prezzi e standard qualitativi. Questo modello produttivo riduce il grado di incertezza per gli agricoltori e, al contempo, garantisce programmazione all’industria.
Vuoi conoscere più approfonditamente la storia e i meccanismi di funzionamento dell’interprofessione nella filiera del pomodoro da industria italiano? Ascolta l’episodio del nostro podcast Fatti di Terra dedicato a questo argomento, nel quale ne parliamo con il professor Gabriele Canali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
Contrariamente al pomodoro da mensa, che è frequentemente coltivato in serra, il pomodoro da industria è coltivato in pieno campo e posto a dimora ormai sistematicamente con la tecnica del trapianto, essendo stata abbandonata quella della semina. Tra i vantaggi del trapianto vi è, per le varietà precoci, la maggior resistenza agli eventuali ritorni di freddo (gelate tardive). I trapianti avvengono in base a calendarizzazioni che vanno indicativamente da fine marzo a metà giugno, suddividendo le produzioni in precoci, medie e tardive.
La selezione varietale è una parte fondamentale e particolarmente “vivace” della filiera e i principali parametri su cui si basa sono:
Tra le tecniche colturali, riveste una particolare importanza l’irrigazione.
Il pomodoro da industria è infatti piuttosto esigente in termini di nutrizione idrica e mal sopporta sia la siccità che il ristagno. Il cambiamento climatico e la distribuzione irregolare delle precipitazioni rendono indispensabile il ricorso all’irrigazione, che oggi è principalmente a goccia. Questa presenta diversi vantaggi, tra cui la possibilità di impiego dell’impianto anche per effettuare fertirrigazioni e un uso più razionale dell’acqua. L’irrigazione per aspersione, un tempo più utilizzata, portava invece con sé diverse inefficienze, tra cui lo spreco d’acqua e la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di malattie.
Fondamentali, come è facile immaginare, sono anche la difesa da malattie e parassiti di vario genere, nonché la concimazione, volta non solo a soddisfare le esigenze nutrizionali di base del pomodoro da industria ma anche a prevenire fisiopatie specifiche come il marciume apicale, dovuto alla combinazione di carenza di calcio e squilibri idrici.
La raccolta del pomodoro da industria è al 100% meccanizzata e utilizza macchine a elevata tecnologia, dotate di sistemi per la pulizia del raccolto e di fotocellule per eliminare frutti non perfettamente maturi, dalla colorazione non idonea.
Dal punto di vista fitoiatrico, rappresentano problematiche ricorrenti:
La nottua gialla (Helicoverpa armigera) è divenuta un fitofago chiave del pomodoro nel Nord Italia a causa del cambiamento climatico, in particolare degli inverni miti. Quando le temperature invernali erano più basse, le forme svernanti dell’insetto non resistevano, tanto che questo fitofago era rinvenuto su pomodoro da industria soltanto al Sud.
La nottua gialla compie tre generazioni l’anno, una a giugno, una a luglio e una in agosto, delle quali oggi, sempre per effetto del cambiamento climatico, anche la prima – un tempo ritenuta di dannosità trascurabile – è invece da tenere sotto controllo.
La soglia di presenza di questo insetto alla raccolta deve essere pari a zero.
Il pomodoro da industria teme i colpi di calore – il range ottimale di crescita è 22–28°C, superato il quale si hanno cascola dei fiori, invaiatura irregolare e successiva maturazione disomogenea – e in generale gli eccessi termici, ma soprattutto lo stress idrico: questo è il motivo per cui l’irrigazione è così importante nella sua coltivazione.
E anche i produttori di pomodoro da industria temono il cambiamento climatico. C’è chi, a questo proposito, ha fatto calcoli piuttosto allarmanti: in un articolo pubblicato nel 2022 su Nature Food, Un gruppo di ricercatori danesi, statunitensi e italiani ha delineato scenari che prevedono per l’Italia una diminuzione delle rese entro il 2050 pari al 6-8% della produzione attuale, a causa dell’incremento delle temperature medie e della riduzione delle disponibilità idriche.
Vuoi approfondire anche temi relativi al pomodoro da mensa? Ascolta questo episodio del nostro podcast Fatti di Terra sull’evoluzione della lotta integrata in questa filiera produttiva.
In sintesi
L’Italia è il terzo produttore nel mondo e il primo in Europa per quantità. È inoltre il primo esportatore al mondo in valore di prodotti trasformati.
La coltivazione di questa specie si polarizza in un bacino del Nord Italia, capitanato dall’Emilia Romagna, e in un bacino del Sud che vede la Campania protagonista.
Deve contenere sufficienti zuccheri, essere sano, di colore rosso intenso e di consistenza adeguata a reggere la raccolta meccanizzata.
Sicuramente difesa e concimazione, ma l’irrigazione ha un ruolo fondamentale.
Moltissimo, tanto da far prevedere che l’Italia possa perdere sino all’8% della sua attuale produzione entro il 2050 a causa dei rialzi termici e della siccità.
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Usare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto.